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Dieta Endometriosi: cosa evitare di mangiare

S i parla ancora di endometriosi, malattia di genere che finalmente sta trovando la degna attenzione grazie anche alle vip che ne parlano e che purtroppo ne soffrono. Grazie alla loro fama molte donne stanno utilizzando i social per combattere i tabù su dolore e mestruazioni, aiutando a raggiungere un gran numero di persone e sottolineando l’enorme mancanza delle istituzioni e dei medici su questi argomenti, trattati per troppi anni con sufficienza e superficialità.
La settimana scorsa avevo pubblicato la prima parte di questo articolo, dove spiegavo cos’è e cosa comporta. Potete leggere questa prima parte nel magazine, cliccando qui

Comprendere bene la patologia è essenziale per analizzare i punti nevralgici in cui l’alimentazione può aiutare, sia limitando gli effetti deleteri della malattia sia determinando un miglioramento della sintomatologia. Partiamo dalle origini: le cisti di endometrio che si trovano al di fuori del loro distretto naturale rimangono recettive agli estrogeni, ormoni che le portano a gonfiarsi ed infiammarsi ciclicamente, ciò grazie alla rete di nuovi capillari che le cisti creano per essere alimentate.

 

Cosa non mangiare per l’endometriosi?

 

Quando si parla di dieta per l’endometriosi significa scegliere un regime alimentare che contribuirà in maniera determinante alla riduzione dei dolori e dell’infiammazione. Cosa evitare?
Gli estrogeni sono ormoni di origine lipidica prodotti dalle ovaie dei mammiferi sessualmente maturi, di tutti i mammiferi. Si ritrovano quindi nella componente lipidica anche di alcuni alimenti di origine animale (se sessualmente maturi) come latticini grassi e carne di manzo. Un primo passo è quindi quello di consumare latticini magri e evitare la carne rossa. Solitamente basta questa affermazione per aprire la diatriba tra latticini si e latticini no, la risposta sarà sempre la stessa: dipende!! Come accennato nello scorso articolo l’endometriosi sconvolge l’equilibrio e la salute dell’intestino, del microbiota ma anche del suo epitelio, portando spesso alla sindrome del colon irritabile. Alcune donne sviluppano quindi una forma di intolleranza al lattosio che peggiora la sintomatologia dell’endometriosi. Sarebbe quindi preferibile evitare latte e derivati per dare il tempo al corpo di risanare l’epitelio intestinale irritato, per poi valutare una reintroduzione. Ricordo che l’intolleranza al lattosio non danneggia direttamente l’epitelio, ma crea comunque disagio, gonfiore e dissenteria. Se non presenti alterazioni intestinali più gravi i prodotti fermentati (quindi con poco lattosio, perché esso è stato digerito già dai microrganismi) e magri, senza zuccheri aggiunti, possono contribuire alla salute del microbiota (come ad esempio Kefir, di cui vi parlerò in seguito, yogurt, skyr, quark etc).
Ma torniamo alla questione estrogeni, essi non sono presenti solo nella carne rossa e nei prodotti caseari ma anche in molti vegetali, in particolar modo nei legumi, con picco nella soia… Sui fitoestrogeni però c’è una ricerca molto interessante e innovativo che evidenzia come essi siano più selettivi degli estrogeni endogeni (cioè prodotti dal nostro stesso corpo) e forse coinvolgano meno le cisti di endometriosi. Essendo la ricerca ancora in corso, per il principio di precauzione, si sconsiglia ad oggi l’utilizzo di prodotti derivanti dalla soia e l’abuso di legumi. I legumi hanno anche un altro effetto, quello di provocare gonfiore addominale, poiché nutrono il microbiota che ricambia il favore offrendo al corpo sostanze benefiche e protettive della mucosa intestinale, ma anche gas purtroppo. Tale gonfiore crea tensione nel ventre, andando meccanicamente a premere sulle cisti e peggiorando la percezione dolorosa. Questo effetto è ben noto in altri alimenti come ad esempio le crucifere, cioè broccoli, cavolfiore, verza, cappuccio, cavolo etc. Nonostante il loro potentissimo effetto protettivo verso il cancro quindi avrebbero ad esacerbare le sensazioni di tensione, gonfiore, dolore. Anche in questo caso si consiglia una temporanea sospensione con eventuale e graduale reintroduzione in un secondo tempo.
Sono da evitare, per chiunque soffra di alterazioni intestinali di qualsiasi natura, anche i dolcificanti artificiali, purtroppo presenti sempre più spesso in prodotti di uso quotidiano e in quelli più alla moda definiti “fit”, pubblicizzati come salutari (ma non è tutto oro ciò che luccica!).

La buona abitudine di evitare i dolcificanti naturali deriva da 2 motivazioni principali:
-Non rieducano le papille gustative a sapori più naturali: risultando molto più dolci dello zucchero abituano il palato a dei sapori dolci e intensi, che dovrebbero risultare stucchevoli ma al quale ci si abitua. Ciò predispone a gradire solo alimenti estremamente zuccherini, con le logiche conseguenze.
-Alcuni dolcificanti artificiali sono stati correlati a una maggiore incidenza di alcune problematiche importanti tra cui obesità e cancro (studi pilota hanno evidenziato la correlazione sui ratti, si attendono conferme sugli esseri umani), uno studio osservazionale ha mostrato inoltre una maggiore incidenza di diabete mellito nelle persone che abusavano dei dolcificanti, ma i processi alla base di questo meccanismo non sono ancora noti.
– Tra le evidenze preliminari e i dubbi molti studi confermano invece una correlazione tra l’utilizzo dei dolcificanti e la disbiosi.

La disbiosi è… beh per prima cosa dovrei spiegare cos’è l’eubiosi!
Il nostro intestino è popolato da migliaia e migliaia di batteri differenti, appartenenti a circa 800-1400 specie differenti. Spesso paragono questo complesso ecosistema alla foresta pluviale, ricca di animali differenti che sono in equilibrio tra loro. Circa 1400 animali differenti, ognuno di esso con migliaia di individui per ogni specie. Tutto in equilibrio. Questa è l’eubiosi. Quando un animale, o più animali o piante, di questo ecosistema viene sterminato da un evento esterno il delicato equilibrio cede, alcune specie prendono il sopravvento e creano disagio ad altre innescando una cascata di eventi che porta al disordine.
La stessa cosa accade nel nostro microbiota che se non lavora in armonia crea una disbiosi, con conseguenze molto variabili, dall’infiammazione alle alterazioni dell’alvo, dalle infezioni vaginali a…alterazioni neuronali (sì la loro azione arriva fino al cervello!). Quindi è importantissimo preservare questo equilibrio. Preservare l’eubiosi, evitando dolcificanti ma anche evitando gli antibiotici presi per automedicazione senza il consulto medico, è il primo passo per la salute dell’intestino e di tutto l’organismo.
Per lo stesso motivo sarebbero da evitare i prodotti di sintesi atti a migliorare la palatabilità degli alimenti, come coloranti, conservanti, esaltatori di sapidità, additivi di vari. Sono sempre più frequenti nelle tavole gli affettati ad esempio, prodotti derivanti dalla carne spesso addizionati con emulsionanti e conservanti, sale, coloranti. In un regime alimentare salutare il primo passo dovrebbe esser, per chiunque, evitare la carne stagionata e iperprocessata degli affettati, che dovrebbe essere un evento eccezionale e non la quotidianità.
Ma quindi crucifere, legumi e latticini devono essere esclusi dalla dieta di chi soffre di endometriosi? Assolutamente no, è temporanea come cosa.

Ognuna di noi ha un microbiota differente, ogni donna affetta da endometriosi ha cisti di dimensioni differenti in posti differenti. Quindi in realtà basta fare un periodo di “riposo” da alcuni alimenti per poi reintrodurli, uno per volta e in piccoli quantitativi, con l’ausilio di un diario alimentare che monitori come il nostro corpo reagisce a quell’alimento in quella concentrazione ma anche con l’ausilio eventuale di supporti nutraceutici mirati. Basterà partire da un piccolo quantitativo ed andare gradualmente ad aumentare fino ad individuare la propria dose soglia. Con i legumi ad esempio si può iniziare dai piselli, solitamente ben tollerati, o dalle lenticchie decorticate. I legumi decorticati o passati con il passaverdure solitamente creano meno meteorismo, quelli cotti in casa dopo un adeguato periodo di ammollo (cambiando l’acqua più volte) sono tollerati meglio di quelli comprati o in scatola. Ciò può dipendere dalla presenza, nei legumi già cotti che si trovano in commercio, di antinutrienti solitamente eliminati immergendoli almeno 8-12 ore in acqua, ma anche la cottura parziale e inadeguata contribuisce concretamente al meteorismo. Infine dovrebbe essere buona abitudine consumare saltuariamente i prodotti in scatola, per evitare i residui dei metalli pesanti che inevitabilmente (seppur in minima parte) contaminano il cibo.
Ultimo appunto sul flusso mestruale emorragico che talvolta colpisce le donne con endometriosi. Questo è un grosso problema che andrebbe sempre evidenziato al proprio nutrizionista. Ecco perché durante le mie visite chiedo sempre i dettagli sulle mestruazioni di una paziente. Il flusso emorragico comporta debolezza, mal di testa, spossatezza e molti altri disagi. Alcune sostanze presenti in spezie, frutta e verdura, sono fluidificanti ematici e contribuiscono alla perdita di sangue cospicua. In quel caso basterà valutare quanto si assume e di cosa per rimediare con il proprio nutrizionista. Ma finito il mestruo servono anche alimenti specifici che aiutino a creare nuove cellule ematiche, vitamine, Sali minerali e fitoattivi specifici per il supporto dell’emopoiesi (cioè la formazione di nuove cellule del sangue).

L’endometriosi è una situazione complessa, in continua evoluzione. Per questo anche la soluzione per arginarla risulta complessa e va studiata nel tempo, con pazienza e spirito di osservazione. La donna con endometriosi deve affrontare un percorso di consapevolezza per imparare a leggere i segnali del proprio corpo e, con l’aiuto del nutrizionista di fiducia, comprendere quale alimento evitare in quale periodo del mese per poter stare meglio.
Nel terzo e ultimo capitolo sull’endometriosi, che sarà pubblicato il prossimo mercoledì, approfondiremo invece cosa può aiutare nella gestione della sintomatologia. Non mancate perché talvolta l’aiuto arriva da alimenti o spezie semplici e dimenticate. Curiose?