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La Cultura della Dieta dopo le festività Natalizie

C ome ogni anno a fine delle festività Natalizie, rimettersi in forma dopo le feste è uno dei tormentoni che segue sempre il Natale. È innegabile quanto l’espressione “Dopo Natale, dieta!” sia una delle affermazioni più sentite insieme a “ho fame”, “che c’è per cena?”, “stasera pizza”. La perdita di peso diventa un obiettivo da perseguire e che vale soldi, tempo, energie e sacrifici. Stare a dieta è una filosofia di vita. Senza dubbio alcuno è salutare! Lo dice la cultura della dieta.

 

 

Cultura della Dieta: di cosa stiamo parlando?

 

La definizione di “cultura della dieta” è un insieme di convinzioni che valorizza la magrezza, l’aspetto e la forma al di sopra della salute e del benessere. Questo concetto affronta anche l’importanza delle restrizioni sulle calorie ed etichetta gli alimenti per buoni o cattivi. Quindi è un sistema di valori profondamente radicato nella società che attribuisce alla magrezza e alla perdita di peso un’importanza assoluta e uno status morale superiore, da raggiungere a ogni costo, attraverso la dieta del momento, cure miracolose, privazioni, superfood, detox ecc.
La cultura della dieta si fonda sulla grassofobia e contribuisce a creare ansie intorno al cibo e a conferire nell’atto di mangiare liberamente un alone peccaminoso.

In questa prospettiva, il cibo viene considerato solo per la funzione nutritiva e assume categorie morali come “giusto” o “sbagliato”. Altri aspetti legati al cibo come il piacere, la gratificazione o la consolazione si associano allo “sgarro”, ovvero un’eccezione che andrebbe evitata e che quando si verifica “comprensibilmente” fa sentire in colpa e in alcuni casi richiede un impegno per annullarne i presunti effetti negativi, per esempio col digiuno o lo sport.

Lo sport diventa un altro strumento di questo sistema. L’allenamento non è promosso per gli aspetti di socialità, aumento del benessere o mantenimento della salute fisica e mentale, ma unicamente come un mezzo per mantenere basso il peso o per ottenere un corpo tonico e muscoloso.

 

Ne abbiamo parlato nel podcast Dica 33 con la Dott.ssa Iolanda Frangella ascoltalo qui

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Essere grassi è una colpa: che aspetti a dimagrire?!

 

“Sei davvero carina, certo, dimagrissi un po’ saresti ancora più bella”, oppure “Hai davvero un bel viso. Peccato però per questi chili in più”. Queste sono solo alcune delle frasi infelici che le persone grasse si sentono dire da più o meno tutta la vita. Letteralmente la definizione di grassofobia, o fat shaming, è la paura e il disprezzo verso le persone grasse che si manifesta a più livelli: dai commenti – non richiesti – offensivi e spesso pungenti e fuori luogo, a vere e proprie discriminazioni sul piano sociale, che portano a una penalizzazione ed esclusione dei soggetti in sovrappeso.
Il disprezzo per il grasso è violento tanto quanto un’aggressione non verbale, e si manifesta anche nel linguaggio e in una serie di comportamenti che spesso riguardano anche le persone più vicine e “bonarie” ai soggetti grassi. Abbiamo interiorizzato così tanto il disgusto verso il grasso che non ci rendiamo conto di avere conversazioni e argomentazioni spesso offensive per chi è grasso. Ad esempio parlare negativamente del proprio corpo, specie se conforme agli standard di bellezza, davanti a qualcuno che non lo è, potrebbe essere emotivamente pesante per quella persona: “Se continuo così divento obesa/o” , “Mamma mia sono una balena!” , “Mi devo dare una regolata sto diventando una portaerei!”
Quante volte abbiamo pronunciato queste parole sentendoci liberi di farlo perché nel giusto? “Mica è una colpa non volere essere grassi!” Assolutamente vero ma … perché per descrivere una persona grassa utilizziamo milioni di eufemismi che servono solo ad evidenziare il disagio verso il grasso e la bruttura che rappresenta?

La cultura della dieta ha una forte influenza anche sulla percezione che abbiamo nei confronti di una persona che sta mangiando qualcosa, in relazione all’aspetto fisico. Consumando uno stesso alimento, spesso le persone magre vengono ammirate, lodate e compiaciute mentre quelle grasse sono criticate, derise e incolpate per quello che stanno facendo: semplicemente mangiare. Mangiare è un atto neutro, necessario alla sopravvivenza ma, soprattutto, alla vita.
Mangiare non dovrebbe assumere connotati positivi o negativi, così come un cibo non dovrebbe vestirsi di morale o di qualsiasi tipo di giudizio non richiesto. Le percezioni sono fatte di supposizioni, convinzioni spesso infondate, ipotesi e giudizi infangati di stigma e discriminazione.

 

Essere magri vuol dire essere in salute: questo lo possiamo dire? No! Chi mette in mezzo la questione della salute, spesso vuole riportare la conversazione alla sola responsabilità personale, per razionalizzare i preconcetti.
La salute è una responsabilità collettiva e, spesso, gli effetti della stigmatizzazione sono confusi con i presunti effetti del peso. La discriminazione uccide le persone, non il peso, non solo il grasso.

 

Una buona alimentazione è necessaria per stare bene e in equilibrio con il proprio organismo. Ad esempio una buona pratica salutare è incentivare, dalla pubertà alla menopausa, una corretta connessione tra alimentazione e ciclo ormonale, tra nutrizione e stile di vita non tossico.

Giornalista ed imprenditrice, esperta in tematiche riguardanti gli stereotipi di genere nella medicina. Titolare del centro Io Calabria e Direttrice di Io Calabria Magazine