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La clitoride e la sessualità negata sono un discorso culturale e politico anche sulla sanità e le cure negate alle donne

N on è un segreto che l’educazione sessuale sia spesso carente nelle scuole, e che parlare dei propri organi genitali – soprattutto di anatomia femminile –  sia tuttora un tabù. Inoltre, quando si cercano informazioni accurate e precise, bisogna navigare in un oceano di approssimazione ed errori che spesso convogliano un’idea della sessualità della donna finalizzata solo al piacere maschile e prettamente eteronormativa.

Ed invece gli organi sessuali femminili ed il loro relativo uso sessuale sono realtà e bisogna ribadirlo (ancora) tante volte, per rendere il discorso pubblico e politico (ancora), come ad esempio fece una delle più importanti femministe italiane, Carla Lonzi, nel 1971 pubblicò: “La donna vaginale e la donna clitoridea”: dove sosteneva che fosse stato l’uomo, per ragioni di dominio, a imporre il modello di piacere vaginale che aveva reso la donna dipendente dalla procreazione e dal piacere maschile. Lonzi descriveva una donna vaginale e una donna clitoridea (cioè, simbolicamente, una donna addomesticata e una liberata):

«Il sesso femminile è la clitoride, il sesso maschile è il pene. Nell’uomo il meccanismo del piacere è strettamente connesso al meccanismo della riproduzione, nella donna meccanismo di piacere e meccanismo della riproduzione sono comunicanti, ma non coincidono. Avere imposto alla donna una coincidenza che non esisteva come dato di fatto nella sua fisiologia è stato un gesto di violenza culturale che non ha riscontro in nessun altro tipo di colonizzazione. La cultura sessuale patriarcale, essendo rigorosamente procreativa, ha creato per la donna un modello di piacere vaginale. La donna clitoridea non ha da offrire all’uomo niente di essenziale, e non si aspetta niente di essenziale da lui. Non soffre della dualità e non vuole diventare uno. Non aspira al matriarcato che è una mitica epoca di donne vaginali glorificate. La donna non è la grande-madre, la vagina del mondo, ma la piccola clitoride per la sua liberazione».

Il corpo e la sessualità della donna quindi non sono solo simbolo di maternità. Viviamo ancora in una società in cui la donna deve rappresentarsi agli altri come poco desiderosa di sesso, poco vogliosa di pratiche sessuali un po’ alternative, di trasgressioni, per potere godere di credibilità e diciamocelo, di una buona educazione morale.

 

 

Non sappiamo nulla del nostro corpo a causa di una cattiva cultura anche sanitaria

 

 

Zoe Mendelson e María Conejo hanno scritto il libro Pussypedia, edito da Fabbri Editori, un manuale che ha uno scopo ben preciso: parlare, illustrare, divulgare tutto quello che ruota intorno alla sessualità femminile, ma non solo. «Per prima cosa, il nostro intento è proporre un nuovo uso della parola pussy inclusivo del genere e degli organi, compresi la vagina, la vulva, il clitoride, l’utero, l’uretra, la vescica, il retto, l’ano e, chissà, forse anche i testicoli. La parola vagina deriva da un termine latino che significava “fodero per la spada”, ma noi non siamo per niente d’accordo con l’idea che la vagina esista principalmente come oggetto di servizio per il pene – raccontano le due autrici – Inoltre, è un concetto che si riferisce propriamente solo al cosiddetto canale vaginale. Se definiamo con il nome di vagina tutto l’apparato genitale femminile stiamo ignorando tante altre parti importanti, per esempio tutto ciò che si può vedere all’esterno e il clitoride, che è composto dagli stessi tessuti di un pene, ha più o meno le stesse dimensioni ed è il responsabile dei nostri orgasmi. Se la chiamiamo vulva, stiamo invece trascurando la vagina e tutto il resto che sta all’interno. Inoltre, non esiste in generale una parola che sia in grado di includere tutte queste parti anatomiche più i testicoli, che sono presenti in alcune persone intersessuali».

 

 

La clitoride: l’organo dedito solo al piacere (ah putt@nell@!)

 

 

Cancellata dalla storia del sapere e dei corpi, oggi la clitoride è finalmente al centro di molte ricerche e pratiche. Ma è solo nel 2016, grazie ad un modello anatomico realizzato dalla ricercatrice Odile Fillod, che le immagini dell’organo entrano a far parte dei libri di anatomia, rivelandone forma e dimensioni fino a quel momento sconosciuti.

Ma come è fatta la clitoride?

La clitoride è un organo erettile, che prende posto nella parte anteriore e superiore della vulva, in corrispondenza del punto di unione delle piccole labbra. Appena sopra l’apertura esterna dell’uretra, apertura che, a sua volta, risiede più sopra del meato vaginale. Sotto il profilo morfologico, la clitoride assomiglia a una Y: presenta, infatti, due porzioni oblique superiori, denominate radici, e una struttura unica proiettata verso il basso, nota come corpo della clitoride. Il corpo della clitoride termina con un’estremità libera, rigonfia e dalla forma conica, che gli anatomisti chiamano glande. Altre due particolarità anatomiche del corpo della clitoride, che meritano una citazione particolare, sono: il cosiddetto gomito della clitoride (è una piega del corpo) e la cosiddetta asta della clitoride (è la zona compresa tra gomito e glande della clitoride).
La clitoride è ricca di terminazioni nervose: queste terminazioni le conferiscono un’estrema sensibilità, tanto da risultare, dal punto di vista del piacere sessuale, l’elemento anatomico più importante dell’apparato genitale femminile esterno. La clitoride quindi è l’organo deputato solo, ed esclusivamente, al piacere femminile. Come per il pene maschile, anche la clitoride è soggetta a erezione e rende il canale vaginale più percettivo durante la penetrazione.

 

L’orgasmo femminile è clitorideo?

 

 

Gli orgasmi sono un insieme di componenti: emozionali, sensoriali, di tocco e assolutamente diversi da se stessi e da persona e persona. Un’idea della sessualità eteronormativa e fallocentrica, ha suggerito alle donne per millenni che l’orgasmo si potesse raggiungere solo tramite la penetrazione. Questo non è la sola verità, si può raggiungere anche con la penetrazione, perché durante l’atto penetrativo sono causati dalla stimolazione indiretta della clitoride: per sfregamento tra pube maschile e clitoride o per stimolazione della zona CUV nella parete anteriore della vagina, cui giungono le terminazioni nervose della clitoride. Ma questo ovviamente non vuol dire che il sesso senza penetrazione sia meno appagante o inutile. Semplicemente è un altro modo di vivere la sessualità.

 

 

La clitoride e il piacere negato: un discorso politico sulla sanità e le cure negate alle donne

 

 

Della funzione della clitoride e della sua evoluzione nel tempo si sa molto poco: non ha alcuna funzione nella riproduzione, e questo potrebbe spiegare in parte il fatto che non susciti interesse. Ma potrebbe esserci anche qualcosa di più. Ad esempio i retaggi e le false credenze circolate per secoli intorno alla sessualità femminile ma anche luoghi comuni, definizioni sbagliate, rappresentazioni assenti o incomplete e, infine, i libri di scienze delle scuole evidentemente poco interessati all’unico organo del corpo umano dedicato esclusivamente al piacere.

Il mancata discussione pubblica sul piacere e desiderio sessuale femminile è strettamente correlato al discorso sulla salute sessuale femminile. Difficoltà a raggiungere l’orgasmo, calo del desiderio o dolore durante il rapporto, sono problemi sessuali femminili talmente diffusi da riguardare quasi una donna su due.

Sulla sessualità femminile pesano infatti ancora tabù e false credenze che sembrano essere estremamente interiorizzate non solo nella società ma anche a livello scientifico, tra i professionisti della salute a cui le donne si rivolgono.

I problemi della sfera sessuale sono spesso originati da disturbi che nella maggior parte dei casi potrebbero essere trattati e risolti se solo vi fosse una maggiore consapevolezza. E se fino a poco tempo fa pensavamo che le donne faticassero a ricevere una diagnosi perché poco propense a chiedere aiuto su questo tipo di argomenti, oggi sappiamo che la maggiore difficoltà è quella di trovare una risposta adeguata alle loro domande.

«Alcuni disturbi vengono ignorati completamente – ci racconta la dottoressa Amalia Allevato, ostetrica esperta in rieducazione e riabilitazione del pavimento pelvico – Le donne cercano aiuto, il problema però è che non ricevono ascolto. Tutto alla famigerata frase-diagnosi “il dolore è tutto nella tua testa”. Il dolore durante i rapporti sessuali, invece, possono e devono essere curati anche con la riabilitazione del pavimento pelvico. Perché il pavimento pelvico è un altro aspetto del corpo femminile, totalmente ignorata dalla medicina».

 

 

Il dolore non è mai fisiologico

 

 

Quando si parla di problemi sessuali femminili, un aspetto su cui è bene sensibilizzare le donne, riguarda proprio il dolore. Provare dolore non andrebbe mai considerato normale, ma valutato in modo approfondito e curato.

 

 

 

Il dolore non è fisiologico, anche durante i rapporti sessuali, può essere dovuto a una tensione dell’utero o ad altre tensioni muscolari. Problemi che potrebbero essere diagnosticati ma che spesso vengono completamente ignorati e portano le donne ad abbandonare completamente il sesso e non considerarlo più come una sana risorsa nella propria vita.

La dottoressa ostetrica esperta in rieducazione e riabilitazione del pavimento pelvico Teresa Mastrota ci dice che le è capitato che una paziente le chiedesse: «Ma se ho dolore durante i rapporti, sarà normale? Potrebbe essere perché ho la vagina stretta?!» La dottoressa Mastrota prosegue «Un mito che dobbiamo assolutamente sfatare è proprio questo:” ho la vagina piccola ” La vagina è un organo dalle caratteristiche fibromuscolari, questo significa che non è una tubo rigido installato sul nostro bacino, bensì ha strati di tessuto che conferiscono elasticità e contrattilità. Ma le donne non lo sanno perché non sanno come sono fatte e sono restie a rivolgersi alle ostetriche per capire il funzionamento del loro corpo, perché una società patriarcale che incentiva solo alla salute riproduttiva le incentiva a non farlo.»

 

Le donne devono essere libere di godere (anche masturbandosi)

 

Secondo il Kinsey Institute, le donne eterosessuali hanno meno probabilità di raggiungere l’orgasmo durante il rapporto sessuale, che si verifica solo il 63% delle volte, in confronto all’85% degli uomini etero e gay e al 75% delle donne lesbiche. La consapevolezza sessuale nelle donne è stato uno dei più faticosi traguardi raggiunti da quando è iniziata la rivoluzione per la parità dei diritti. Il piacere femminile era considerato solo in funzione di quello maschile, senza una propria autonomia.

Sebbene siano stati fatti molti passi avanti su questo argomento, ancora oggi alcune donne fanno fatica a legittimare la ricerca del proprio appagamento sessuale e la curiosità nella scoperta della propria sessualità. Una donna sessualmente consapevole è una donna in grado di fare delle scelte per sé stessa, che conosce il proprio corpo e ascolta i propri desideri e le proprie pulsioni.

Anche ampliare la nostra definizione di rapporto sessuale, che nel mondo eterosessuale è spesso utilizzato solo per indicare il sesso penetrativo, può essere d’aiuto. Quando veniamo limitate da questa definizione molto ristretta di quello che viene considerato ‘sesso’, perdiamo molte opportunità di raggiungere il piacere.

Se per gli uomini l’autoerotismo è sempre stato considerato un atto naturale, per le donne, ancora oggi, è un tabù, un tema imbarazzante da trattare e praticare. Come mai? “La sessualità femminile – ha spiegato a Today lo psichiatra e sessuologo Marco Rossi – è sempre stata vista da un punto di vista maschile, quindi come passiva, finalizzata esclusivamente alla procreazione e a soddisfare i piaceri dell’uomo. Quindi, vien da sé che, se la donna ha una sessualità passiva, non è ammissibile che possa mettere in atto un gesto attivo, come quello della masturbazione. E’ un problema strettamente culturale, concettuale”.

Ma qualcosa sta cambiando. Il progresso culturale e l’evoluzione della società hanno fatto sì che pian piano anche l’autoerotismo femminile (e non solo quello maschile) diventasse oggetto di ricerca, tracciando di fatto la strada a uno sdoganamento dei numerosi tabù che riguardano la sessualità delle donne.

Negli ultimi anni, diversi studi hanno indagato e scoperto come la masturbazione femminile e in particolare l’utilizzo dei sex toys (giocattoli del sesso), non solo apporti piacere fisico ma anche numerosi benefici alla salute delle donna come ridurre lo stress, alleviare dolori mestruali e acquisire una maggiore fiducia e migliore percezione di sé.

 

 

Giornalista ed imprenditrice, esperta in tematiche riguardanti gli stereotipi di genere nella medicina. Titolare del centro Io Calabria e Direttrice di Io Calabria Magazine