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Il sesso non è abilista: Miti e tabù sul benessere sessuale

M ercoledì 26 luglio dalle 18.30 alle 21, presso Io Calabria, in via XXIV Maggio 49, aperitivo tematico “Il sesso è un fatto di salute! Miti e tabù sul benessere sessuale”

Dibattiti, incontri e riflessioni su quanto la sessualità sia esclusa dal dibattito sanitario e quanto ancora sia stigmatizzante per alcune categorie di persone.
La sessualità ha diversi punti di vista. Diverse espressività e soggettività. Il benessere sessuale non andrebbe mai trascurato e relegato sempre più a “qualcosa che si fa ma non si dice” è bene invece parlarne in maniera corretta ed inclusiva. Il sesso è anche cultura: È bene parlarne per decostruire la sessualizzazione nell’immaginario sessuale, per conoscere addirittura la cultura dello stupro e i suoi meccanismi e perché il benessere sessuale è anche un fatto medico: se doloroso ad esempio è indice di possibile disfunzione pelvica e non perché “il/la partner non è quello giusto”. La mancata discussione pubblica sul piacere e desiderio sessuale è strettamente correlato al discorso sulla salute sessuale. Difficoltà a raggiungere l’orgasmo, calo del desiderio o dolore durante il rapporto, sono problemi sessuali talmente diffusi da riguardare quasi una persona su due. Il dolore non è fisiologico, anche durante i rapporti sessuali, può essere dovuto a una tensione dell’utero o ad altre tensioni muscolari. Problemi che potrebbero essere diagnosticati ma che spesso vengono completamente ignorati e portano le donne più di tutte ad abbandonare completamente il sesso e non considerarlo più come una sana risorsa nella propria vita.

 

E poi è importante ribadire ed approfondire che il sesso non è abilista!

 

L’abilismo è lo stigma e la discriminazione nei confronti delle persone disabili. In una prospettiva abilista, la disabilità è vista come un difetto invece che un aspetto della varietà umana, quindi ciò che vi si discosta è visto come inferiore, negativo ed ha meno valore. Oggi in Italia il 5,2% della popolazione vive una qualche forma di disabilità. Si tratta di oltre tre milioni di persone che oltre alla loro condizione patiscono numerose difficoltà aggiuntive e ingiustificate: dalle barriere architettoniche alla sottorappresentazione politica e mediatica, dalle discriminazioni sociali a quelle sessuali. Molto spesso una persona diversamente abile viene infatti automaticamente considerata «asessuata».
Per questo motivo sarà presente durante l’aperitivo Creatività Automatica APS con il regista Marco Martire che presenterà il film “Esisto ma non vivo”: Si tratta di un tentativo originale e ambizioso di affrontare i pregiudizi che accompagnano l’esistenza di chi è affetto da disabilità, con l’obiettivo di generare maggiore consapevolezza rispetto a tale condizione, dando una voce proprio a chi in prima persona si trova ad affrontare i problemi della disabilità. Il tema affrontato è quello della sessualità dal punto di vista di un ragazzo con disabilità. Spesso un taboo, questo tema si è rivelato in grado di scuotere le coscienze, contrastando il pietismo e l’infantilizzazione che spesso accompagnano l’interazione con i disabili.

 

L’importanza di costruire un immaginario sessuale sano

 

Decostruire il concetto di disabilità “al disabile non interessa il sesso” e di sessualità (libera da una visione puramente riproduttiva, penetrativa, etero-normativa e genitale) che abbiamo in testa è fondamentale per garantire a tutti il diritto al benessere sessuale. La disabilità viene considerata spesso e volentieri solo come condizione patologica, ossia una malattia che eclissa totalmente l’identità dell’individuo. Questo avviene con tutte le persone che non hanno un corpo conforme. Avviene con le persone grasse, quelle considerate brutte, quelle appartenenti alla comunità LGBTQIA+.

 

Le persone LGBTQIA+ ad esempio, hanno la stessa possibilità di effettuare screening oncologici periodici?

 

“Il Pap test a scopo preventivo viene eseguito soltanto dal 20 per cento delle persone transgender assegnate femmina alla nascita, rispetto al 79 per cento delle donne nella popolazione generale.” Questi i numeri riportati in un comunicato stampa dell’ISS del 7 giugno 2022, nel quale si descrivono i risultati preliminari dello “Studio sullo stato di salute della popolazione transgender adulta in Italia” guidato dall’ISS e portato avanti grazie alla collaborazione di diversi centri e associazioni nel territorio nazionale.
Questi numeri danno un’idea di come la popolazione transgender spesso non abbia piena accessibilità a luoghi sicuri e idonei per permettere loro di sottoporsi a visite e screening specifici o ai servizi di prevenzione. Una persona transgender dovrebbe guardare ai controlli oncologici “su un doppio binario”. Per esempio, una donna transgender, quindi una persona nata uomo dal punto di vista biologico ma che si riconosce nel genere femminile, dovrebbe sottoporsi a esami per la diagnosi precoce di tumori tipici sia del sesso di origine (come quello della prostata) sia del genere in cui si riconosce (come il tumore del seno). Le raccomandazioni e i controlli suggeriti dal medico possono naturalmente variare da caso a caso: un controllo della prostata ha senso per le donne transgender che non si sono sottoposte a intervento chirurgico per rimuoverla, così come i controlli per il tumore del seno sono indicati soprattutto per chi ha effettuato la terapia ormonale di transizione. Allo stesso modo, una persona nata femmina che si riconosce nel genere maschile, e che non si è sottoposta a intervento chirurgico di rimozione dell’apparato riproduttivo, dovrebbe continuare a svolgere controlli regolari dell’ovaio e della cervice uterina per verificare l’eventuale comparsa di tumori. Le linee guida e le raccomandazioni studiate e diffuse finora, sui controlli da effettuare per la diagnosi precoce dei tumori, sono state sviluppate in base ai dati ottenuti in popolazioni prevalentemente “cis” o comunque indistinte. Di conseguenza non sono sempre sono applicabili alle persone transgender. Ecco perché è importante avere sempre più operatori sanitari preparati su queste tematiche e fare una corretta informazione per sapere quali controlli effettuare e con quale cadenza, senza aver timore di parlare apertamente della propria identità sessuale e di eventuali dubbi legati alla salute
Di questo e molto altro se ne parlerà con Silvio Cilento Referente cosentino per la Rete Trans Nazionale di Arcigay a Cosenza e presidente di comitato di ARCI Cosenza APS e delegato nazionale ai Diritti Civili.

 

 

 

Io Calabria vi aspetta per un aperitivo gratuito e quattro chiacchiere consapevoli Mercoledì 26 luglio dalle 18.30 alle 21, presso Io Calabria, in via XXIV Maggio 49, ingresso libero e gratuito, gradita prenotazione inviando un messaggio WhatsApp al 347 6276710

 

Chi è Io Calabria?
Io Calabria è una piccola realtà che in maniera privata, con professionalità e dedizione si occupa del benessere intimo e sessuale femminile e delle disfunzioni del pavimento pelvico. Una realtà d’eccellenza calabrese per la sanità intima femminile.

Giornalista ed imprenditrice, esperta in tematiche riguardanti gli stereotipi di genere nella medicina. Titolare del centro Io Calabria e Direttrice di Io Calabria Magazine