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Cibo come valvola di sfogo: i consigli per ritrovare l’equilibrio

R icordate “Bridget Jones”? In uno dei suoi film, sdraiata sul divano mentre si consola con una enorme coppa di gelato dopo l’ennesima delusione d’amore. A quanti di noi non è capitato almeno una volta nella vita di rivivere quella scena? Sempre più spesso capita di sfogare le nostre emozioni con il cibo.

 

Lo stretto legame tra cibo ed emozioni

 

Il cibo diventa il nostro consolatore, il mezzo attraverso il quale proviamo a colmare i nostri vuoti emotivi, a placare i nostri dispiaceri. È naturale che, se fatto in maniera costante, questo meccanismo si trasforma in un circolo vizioso dal quale diviene sempre più difficile uscire. D’altra parte l’origine del comfort food, risiede proprio in quel potere calmante e confortante che il nutrimento assume sin dalla primissima infanzia, quando essere tenuti in braccio e nutriti rappresentava un’esperienza di conforto, poiché, mentre venivamo sfamati, allo stesso tempo, eravamo accarezzati, coccolati e rassicurati.

Il cibo viene utilizzato, non come strumento in grado di soddisfare un bisogno fisiologico, bensì, un bisogno emotivo. Sapori, profumi, colori, emozioni che ci riportano al passato, alla nostra infanzia, che spesso richiamano alla memoria ricordi piacevoli o persone significative che hanno accompagnato la nostra vita. Non a caso mi viene in mente l’odore piacevole e confortante del ragù della nonna, tipico di quelle domeniche d’infanzia trascorse in famiglia in armonia, quando la vita aveva ancora il sapore della leggerezza.

 

Ma in che modo la psicologia può aiutarci nella nostra relazione conflittuale con il cibo?

 

Ultimamente si parla spesso di “effetto yo-yo”. Ciò si verifica quando riusciamo a perdere i kg desiderati seguendo una dieta restrittiva e, in breve tempo, li recuperiamo con gli interessi a causa di frequenti abbuffate senza neanche rendercene conto.
Da diversi anni ormai il supporto psicologico per dimagrire sta acquisendo la giusta importanza, questo perché, mentre un tempo l’aiuto per dimagrire era di competenza esclusiva del dietologo, oggi non si può fare più a meno di prendere in considerazione anche la componente emotiva legata al modo che abbiamo di alimentarci. Non basta più concentrarsi sugli alimenti da evitare, piuttosto occorrono strategie utili a conquistare una sana relazione con il cibo che possa perdurare nel tempo.

Spesso è proprio l’incapacità di gestire le nostre emozioni che ci spinge a cercare rifugio nel cibo. Risultato?
Benvenuti sensi di colpa!

 

Fame emotiva, come controllarla?

 

La combinazione di aspetti fisiologici e psicologici è in grado di influenzare in modo rilevante il nostro comportamento alimentare. È importante sottolineare che se ci abituiamo a reagire ad un qualsiasi tipo di emozione attraverso il cibo, a lungo andare, questa abitudine potrebbe radicarsi in noi fino a divenire un automatismo che si attiverà in maniera inconscia.

OK al comfort food come momento di coccole ma ATTENZIONE a non trasformarlo in abitudine.

I cosiddetti “emotional eaters” o “mangiatori emotivi” si ritroveranno in sovrappeso senza però riuscire a beneficiare di una dieta, in quanto, il loro problema non deriva da una mancata educazione alimentare, quanto piuttosto da una difficoltà di gestione delle emozioni che vengono ripetutamente affrontate col cibo.
In questi casi, un percorso mirato alla gestione degli stati emotivi e del peso corporeo rappresenta il miglior modo per esplorare i vissuti emotivi legati all’alimentazione e per imparare a gestirli con consapevolezza.

 

Ma come si fa a dimagrire con la psicologia?

 

In casi di obesità e sovrappeso, in presenza di fame nervosa o abbuffate frequenti, l’intervento di uno psicologo alimentare potrebbe essere fondamentale. Prima di tutto esaminando la relazione con il cibo, in particolare, lo stretto legame che si è venuto a creare tra cibo ed emozioni.

E, successivamente, procedendo con la stesura di piccoli obiettivi da raggiungere insieme, passo dopo passo in modo da riuscire a:
1)Migliorare la propria relazione con il cibo
2)Combattere la fame emotiva
3)Acquisire sane abitudini
4)Aumentare la motivazione
5)Potenziare l’autostima e migliorare l’immagine corporea
6)Prendersi cura di se
Lo Psicologo Alimentare funge da allenatore in un percorso mirato e personalizzato che ha come fine unico il cambiamento in un’ottica di benessere.

 

Chiedere aiuto ad un esperto se necessario

 

Per imparare a combattere la fame emotiva, è utile conoscere i propri sentimenti ed imparare a gestirli. Quando i sensi di colpa e di frustrazione diventano invasivi e costanti, è meglio rivolgersi ad uno specialista.
Lo psicologo del Comportamento Alimentare non ha il compito di prescrivere diete, ma di aiutarti a capire cosa si nasconde dietro gli attacchi di fame improvvisa, quali sono i fattori emotivi che influenzano l’impulso nei confronti del cibo.
Dopo un’attenta valutazione, sarà in grado di fornirti gli strumenti necessari e le strategie utili per far fronte agli impulsi di fame emotiva in modo da divenire autonomo nella gestione delle emozioni e dell’alimentazione.
Prenota anche tu un check-up psico-alimentare da IO CALABRIA per gestire al meglio la tua relazione con il cibo: colloquio + breve test per capire che “tipo di mangiatore sei” (Costo 50 euro).
In regalo per te il Diario Alimentare.

Dott.ssa Alessia Medaglia -Psicologa del comportamento Alimentare

Dott.ssa Alessia Medaglia, Psicologa iscritta all’Albo della Regione Calabria con n.1997. Sta per concludere il percorso quadriennale di Specializzazione in Psicoterapia Breve ad Approccio Strategico presso l’Istituto per lo Studio delle Psicoterapie con sede a Lamezia.