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La bacchetta magica vibra! Torna Wand, il sex toy che ha rivoluzionato l’orgasmo

Gli anni della pandemia di Covid, tra lockdown e contatti interrotti, hanno avuto almeno un beneficio: svincolare il mercato dei sex toy in Italia (+148%) per il piacere femminile, non solo nel senso di renderlo libero da vincoli di mercato, bensì da vincoli mentali.
In un periodo storico in cui l’attenzione alla salute è intesa anche in senso più olistico, la sessualità femminile prende sempre più spazio non solo nel dibattito pubblico, ma anche nei pensieri femminili, tanto da diventare un argomento collettivo e sociale, attraverso il coinvolgimento di donne comuni e rinomate, attrici ed influencer, di donne ingegnere e psicologhe, che hanno deciso di occuparsi in prima persona di questo argomento, spesso anche affiancando aziende nella creazione di sex toys pensati unicamente per il piacere della vulva.

 

Masturbazione femminile, le donne lo fanno ma non lo dicono

 

Le donne hanno sempre vissuto l’autoerotismo come un tabù, molto più degli uomini. La sessualità in coppia, e in misura ancora maggiore la masturbazione, è connotata molto spesso da vergogna e pudore. E a differenza degli uomini hanno anche meno confidenza con i loro genitali, essendo interni, non visibili e poco immediati.

Un’ulteriore grande differenza tra la sessualità femminile e quella maschile, è la complessità del significato che riveste la sessualità per la donna. Molto spesso è rimandata ad un discorso di coppia e non personale. Ma la verità (spesso silente) è che per tante donne è più semplice raggiungere l’orgasmo con la masturbazione e non con un rapporto in coppia, perché da sole è più semplice sperimentare intensità e modalità diverse, cose che spesso si comunicano al/alla partner con imbarazzo. E poi sentirsi oggetto del proprio desiderio, è un piacere che ai più, pare ancora perverso.

Invece, imparare a conoscere meglio il proprio corpo, e quali zone del corpo sono più erogene, che tipo di stimolazione è più gradita, e altri innumerevoli dettagli, possono anche essere suggeriti al/alla partner per una maggiore intimità in coppia. L’autoerotismo permette alla donna di conoscere meglio il proprio corpo, a rilassarsi fisicamente e mentalmente, a migliorare l’umore e la sessualità in coppia.

 

L’importanza dei sexy shop e sex toys per abbattere i tabù e favorire la sessualità consapevole

 

L’attrice Dakota Johnson, Anastasia di “Cinquanta sfumature di grigio”, durante la pandemia, è diventata collaboratrice del brand Maude che si occupa della progettazione di vibratori-scultura di design. “Il benessere sessuale è cura di sé stesse ed è essenziale per tutti ma per troppo tempo è stato oggetto di discriminazioni di genere. Invece è parte della routine di benessere femminile”, – ha spiegato l’attrice sulle pagine di Vogue. “Durante la creazione dei prodotti ragioniamo sulla consapevolezza del proprio corpo e della propria sessualità, creiamo l’opportunità di prenderci cura in modo adeguato al nostro sé sessuale”.

Lo stesso discorso è stato affrontato anche dal brand La Bottega della Luna, il primo ecommerce italiano dedicato al femminile, che lancia sul mercato la linea I Love my Vagina, pensata per rispondere alle esigenze di tutte le vulve: toys per stimolare ogni parte del corpo, dal succhia capezzoli al rossetto vibrante, fino all’iconico Wand, oggetti pensati per sperimentare diverse sensazioni ed esplorare il piacere a 360°. E poi un packaging che abbatte un ulteriore tabù: diversi tipi di vulve disegnate senza censure, per ricordare che ognuna è diversa. 

 

 

 

 

 

C’era una volta la bacchetta magica Magic Wand

 

Quando si pensa ai vibratori iconici, non si può non nominare “The Hitachi”, il toy ha una storia leggendaria che risale alla fine degli anni ’60 ed è noto per essere il simbolo del movimento femminista, promotrice del sesso consapevole degli anni ’70.

Inizialmente commercializzato come massaggiatore per il corpo generico per dolori muscolari, il Magic Wand ha rapidamente diventato un oggetto di culto nei primi anni ’70: uno dei migliori vibratori per la stimolazione della clitoride. Il suo aspetto discreto come oggetto casalingo  è forse la ragione del suo successo iniziale tra le donne, e il fatto che non fosse eccessivamente fallico lo ha liberato dal perpetuare la convinzione che le donne avessero bisogno di una penetrazione per provare piacere.

Durante i primi anni dalla fine degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, ci furono diverse edizioni di The Hitachi che presentavano una testa nera trapuntata – diversa dall’iconica testa morbida bianco sporco normalmente associata alla bacchetta magica – oppure con un corpo rosa brillante. Dopo essere passato alla testina più morbida, il massaggiatore è stato anche confezionato nuovamente come “The Workout” durante la prima metà degli anni ’70.

Oggi ad esempio La Bottega della Luna, con la linea I Love my Vagina, lo ripropone nella versione nera, con la testa di una giusta dimensione per stimolare in maniera diffusa e completa la zona scelta e con un manico non molto lungo, che lo renderebbe scomodo da maneggiare.

 

 

Curiosità: divulgazione e gender pay gap

 

L’educatrice sessuale e artista Betty Dodson insegnava nei suoi famosi seminari di Bodysex a New York City, dalla fine degli anni ’60, alle donne come masturbarsi. Dodson è stata una pioniera e sostenitrice dell’uso dei vibratori, da quando il suo amante alla fine degli anni ’60 le ha presentato un vibratore elettrico originariamente utilizzato per i massaggi del cuoio capelluto.
Negli anni ’70 Dodson iniziò ad insegnare nei suoi seminari con la bacchetta magica Hitachi, in quanto a suo avviso fosse il migliore (non) vibratore sul mercato. Sebbene Dodson sia ampiamente accreditata per aver reso popolare la bacchetta magica, non ha ricevuto alcun compenso per la sua approvazione del giocattolo. Dodson ha dichiarato: “È davvero una merda da parte di [Hitachi] non riconoscere i miei sforzi e darmi una percentuale. Questo è uno dei nostri tratti come donne, facciamo un lavoro e poi cerchiamo di negoziare la paga…perché ero un artista, non un uomo d’affari, l’ho promosso perché mi piaceva. E non sono mai stata riconosciuta per questo. L’azienda ha ovviamente apprezzato, ma con gratuita riconoscenza. Se dovessi rifare tutto da capo, lo farei pagare”.

Giornalista ed imprenditrice, esperta in tematiche riguardanti gli stereotipi di genere nella medicina. Titolare del centro Io Calabria e Direttrice di Io Calabria Magazine