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La seconda fase del travaglio: la fase attiva o del periodo dilatante

E d eccoci giunti alla seconda delle 4 fasi del travaglio; la prima, di cui abbiamo già parlato settimana scorsa, è la fase latente o prodromica; la seconda, di cui parleremo adesso, è la fase attiva o del periodo dilatante. Estremamente importante è sapere quale siano, come riconoscerle e come viverle al meglio e avere accanto una persona qualificata come l’ostetrica facilita qualsiasi approccio naturalizzandolo nel miglior modo possibile.
Essa corrisponde alla fase attiva della dilatazione del collo dell’utero. Le contrazioni uterine divengono sempre più valide, frequenti e prolungate; la sensazione dolorosa aumenta di intensità ed inoltre non è più limitata alla regione lombo-sacrale, interessa anche l’addome e la radice delle cosce. Questa fase ha una durata variabili, da donna a donna, soprattutto se nullipare o pluripare.

 

Come Riconoscere la fase attiva ?

 

Per l’esattezza è quando il collo dell’utero inizia a dilatarsi, per parlare di diagnosi di travaglio si deve attendere quando il collo dell’utero raggiunge una dilatazione che va dai 4 ai 5 centimetri. In questa fase le contrazioni diventano più regolari, intense e ravvicinate (con una media di, più o meno, 60- 70 secondi).
In questa fase il collo dell’utero verrà stimolato notevolmente e raggiungerà la dilatazione completa di 10 centimetri. I tempi sono comunque molto variabili e sono influenzati da diversi fattori: ad esempio una donna al primo figlio procede in media con una dilatazione di 1 centimetro all’ora, mentre dal secondo figlio in poi è di solito più veloce. Di particolare importanza è, in questa fase, avere accanto una persona di fiducia, che vi sappia sostenere e incoraggiare.
Tra il periodo dilatante e quello espulsivo potrebbe verificarsi una fase detta di transizione, che durerà fino a quando sentirete la voglia di spingere ed è importante non affrettare i tempi, rispettare questa pausa fisiologica perché serve ai vostri tessuti per adattarsi meglio al passaggio del vostro bambino.

 

Che cosa succede durante il periodo dilatante?

 

Durante la fase attiva, il collo dell’utero si dilata completamente e va dal momento della dilatazione completa del collo fino all’espulsione del feto. Durante la contrazione, il dolore arriva lentamente, raggiunge il suo picco (che dura circa 30 secondi) e poi si allevia. Fa una breve pausa (sempre più breve man mano che il travaglio prosegue) e poi riparte. Durante la fase di picco si irradia anche alla regione lombare. La partoriente deve essere seguita costantemente e il battito cardiaco fetale deve essere rilevato con grande perizia, soprattutto dopo ogni contrazione che vengono monitorate mediante la palpazione o elettronicamente. Sul finire della fase dilatante alcune donne percepiscono già una sensazione di premito con le contrazioni continueranno, vicine tra loro, e potranno essere accompagnate da un forte impulso a spingere .È importante dialogare e parlare apertamente con l’ostetrica che è al proprio fianco per segnalare tutte le sensazioni che si sentono.

 

 

Con quali strumenti affrontare le montagne russe della fase attiva ?

 

Il sostegno implica uno scambio emotivo e un’elaborazione dei sentimenti che si vivono in una data situazione. Dare sostegno significa fornire consigli utili e informazioni chiare, un’assistenza concreta e tangibile assieme ad una buona dose di presenza, ascolto e rassicurazioni.
Partendo sempre dal presupposto che alleviare il dolore che si sente, rendendolo gestibile , attraverso tecniche ben precise, aiuta a controllare anche l’ansia!
Il primo punto è valutare sempre una gestione della respirazione che riesca a facilitare il rilassamento della gestante e darle, così, opportunità di centrare la giusta andatura, poiché determinati movimenti ondulatori ( camminare, assumere posizioni che alleggeriscono il colore alla schiena o stare in piedi) possono aiutare a smaltire la fatica delle contrazioni ed entrare nel giusto ritmo del proprio corpo, aiuta a cavalcarne le ondate di dolore (il dondolio pelvico, le ginocchia piegate o una posizione qualsiasi di comfort possono dare sollievo) . La musica aiuta a liberare la mente o a concetrarsi su altro o, meglio ancora, a ritmare il proprio respiro e un massaggio delicato dona calore e quel contatto fisico che sottolinea, ancora maggiormente, il sostegno fisico donato. In questo momento diventa ancora più necessaria la stabilità e “l’appoggio” del sostegno sia fisico che emotivo, la delicatezza e l’intimità che si vengono a creare, nonostante il forte impatto che la gestante subisce, indicano quanto il travaglio sia, non solo estremamente delicato, ma anche un lavoro di squadra tra tutti coloro che gravitano attorno a questa futura nascita e alla donna che la sta rendendo possibile.

Il mio nome è Maria Rita Genovese e sono un’ostetrica. Dopo aver concluso gli studi universitari, ho intrapreso l’attività portando le mie competenze sul territorio, frequentando un Master di primo livello in Ostetricia di Comunità. Da anni mi occupo di accompagnare e seguire le donne che si accingono a intraprendere una gravidanza con consulenze, corsi di accompagnamento alla nascita personalizzati, assistenza al travaglio, post partum e puerperio, fornendo loro sostegno e protezione e attivando interventi di promozione dell’allattamento al seno, il tutto senza tralasciare l’importanza dell’attività fisica svolta in acqua e in palestra, con corsi rivolti sia alle mamme che ai bebè. Accompagno le donne nell’importante percorso di prevenzione della loro salute, mi occupo del trattamento delle principali patologie della sfera genitale femminile. Sono esperta in riabilitazione e rieducazione del pavimento pelvico, con particolare focus sulla sfera della gravidanza-età fertile-adulta.