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L’autunno della tua psiche ti parla: La parola chiave è TOGLIERE, imparare a restare nudi nella società per arricchire la propria essenza

La società in cui viviamo e di cui siamo degli attori partecipanti, ci spinge sempre più in direzioni che ci allontanano da noi stessi e dalla nostra autenticità, proponendoci dei modelli di riferimento a cui si deve ambire per essere socialmente accettati e performanti, ma che ci snaturano e spesso, ci rendono automatici nelle nostre risposte, nel nostro modo di vivere quotidiano. Ci fanno perdere di vista l’essenziale a vantaggio del superfluo. E, cosi, ogni giorno è come se aggiungessimo delle zavorre in più, quando, invece, ciò che dovremmo davvero fare per tornare a stare leggeri ed in armonia con noi e con gli altri è togliere.

Cosi come in autunno, l’ albero si spoglia delle foglie oramai secche, bisogna assecondare l’esigenza di rinnovarsi, di evitare gli attaccamenti rigidi a modelli di pensiero o di vita, lasciando emergere la saggezza insita dentro di noi. Questa saggezza, però, possiamo contattarla solo quando dentro facciamo spazio e silenzio, quando impariamo ad avere cura e rispetto dei nostri tempi, dei nostri valori, dei nostri desideri e impulsi, delle nostre caratteristiche peculiari, siano esse fisiche e caratteriali. Come togliere?

 

La società della performance

 

Cominciando a rimettere in discussione i modelli a cui facciamo riferimento ed il nostro stile di vita, fatto di piccole azioni ed abitudini consolidate e che, spesso, diamo per ovvie e scontate, al punto da non renderci conto che ci siamo persi e che il prezzo maggiore lo paga la nostra spontaneità. Cominciare a togliere significa anche rimettere in discussione le credenze, le convinzioni e ciò che ci è stato detto è giusto, ciò che crediamo di dover fare, non ponendoci mai o quasi la domanda : “E’ giusto per me, rispetta il mio sentire, è davvero ciò che voglio fare”?
Si, perché esiste una sostanziale, anche se apparentemente sottile, differenza tra ciò che crediamo di dover fare e ciò che sentiamo di voler fare. Tale differenza, ormai è diventata molto difficile da cogliere, proprio in virtù del fatto che siamo sempre meno inclini ed allenati all’ascolto di noi stessi. Un ascolto intimo, accudente e primitivo, dove a parlare deve essere la voce del nostro Essere e non le voci che abbiamo introiettato, e che troppe volte sono scambiate per chi siamo davvero. Tale ascolto, ci riporta in una dimensione di profonda connessione con noi stessi, ci restituisce la spontaneità e ci porta a vivere in modo quanto più possibile integro, evitando conflittualità, nevrosi e disagi, che possono poi sfociare in difficoltà relazionali, mancata accettazione di noi stessi, sintomi psico fisici ed insoddisfazione cronica.

 

Il carico mentale delle donne e delle mamme

 

In particolare, noi donne, soprattutto in questo momento storico, siamo alle prese con più “chiamate”, ci è chiesto di rivestire più ruoli e di farlo al massimo. Molti di questi ruoli, spesso, non collimano bene contemporaneamente e tutto ciò ci porta a rischiare maggiormente in termini di accoglienza del femminile e del rispetto dei tempi e degli spazi, nonché delle modalità attraverso cui il proprio femminile si esprime, sin dalla notte dei tempi.
Le donne, sono soventemente chiamate a ricoprire ruoli di donne in carriera, che si affermano, al contempo ci si aspetta siano madri presenti, mogli o compagne sensuali e affabili. Tutto questo, cercando, ovviamente di rispettare e aderire a canoni spesso impensabili e non realistici. Ogni donna ha bisogno di coltivare il suo spazio, in primis il proprio spazio interiore, di conoscere profondamente il proprio corpo, la propria femminilità, che non consiste necessariamente nel portare un paio di tacchi a spillo. Alcuni ruoli e spazi, come prima dicevo, possono coesistere solo dando ad ognuno di essi il giusto tempo di espressione. E tutto ciò è possibile solo allorché ci riappropriamo delle nostre esigenze autentiche, del nostro essere donne, che nulla a che fare con ciò che crediamo esso sia in realtà. Le donne, molto più spesso degli uomini, vivono con la paura di non essere abbastanza, di non essere all’altezza. Molto spesso, incappano nell’autosvalutazione e nelle problematiche che nascono da essa quali rifiuto del proprio corpo, aderenza cieca a determinati canoni estetici, problemi della condotta alimentare etc.
La pressione sociale che spesso avvertiamo può risultare assai deleteria perché ci porta in condizioni di scompenso dal punto di vista psicologico, oltre che fisico.
Poiché ricordiamocelo sempre: la salute è un delicato e prezioso equilibrio in movimento, che si rafforza o si indebolisce attraverso il nostro stile di vita.

Laureata in Psicologia clinica presso l’Università “La Sapienza” di Roma, si forma in diversi ambiti che attengono la Psicologia e che non attengono solo alla clinica, ma al benessere della persona nella sua interezza. Arricchisce quindi di numerosi strumenti che integra alla professione, oltre che su se stessa, tra cui la meditazione, la mindfullness, tecniche di psicologia energetica, conoscenze di Pnl, psicologia quantistica, visualizzazioni guidate e rilassamenti, tecniche di respirazione, massaggio vibrazionale con l’uso delle campane tibetane, pratiche psicofisiche di derivazione dal taoismo, dallo yoga e dal Qi gong. Attualmente è in corso di formazione per l’insegnamento dello yoga kundalini.