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Disturbo disforico premestruale, di cosa parliamo?

Il disturbo disforico premestruale affligge fino all’8% delle donne in età fertile ed è la forma più severa delle sindrome premestruale, che rende invalidante la vita quotidiana di molte donne: è importante parlarne perché conoscenza e consapevolezza permettono alle donne di affrontare questa grave problematica con maggior serenità e in modo efficace.

 

 

Disturbo disforico premestruale: di cosa si tratta?

 

Il disturbo disforico premestruale va considerato a tutti gli effetti un disturbo depressivo, analogo al disturbo depressivo maggiore, in quanto può portare anche a episodi di autolesionismo e ideazioni suicide se non adeguatamente trattato. Si distingue dal disturbo depressivo maggiore per il fatto che determina sintomi psicoemotivi periodici e di durata limitata nel tempo, in concomitanza della fase post ovulatoria del ciclo mestruale. Questo disturbo si manifesta, infatti, durante la fase premestruale, e in particolare durante l’ultima settimana prima dell’inizio delle mestruazioni, presentando un andamento ricorrente in correlazione con l’andamento del ciclo ovulatorio e mestruale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo ha inserito tra le malattie urogenitali nel 2019 confermandone la natura ormonale.

 

Quali sono i sintomi?

 

Possiamo parlare di disturbo disforico premestruale quando sono presenti almeno 5 sintomi distintivi, che tendono ad attenuarsi dopo l’arrivo delle mestruazioni per poi scomparire completamente nella settimana successiva.
Quali sono questi sintomi?
• Oscillazioni del tono dell’umore
• Marcata irritabilità, rabbia e aumento dei conflitti interpersonali
• Umore estremamente depresso, forte tendenza all’autocritica
• Ansia eccessiva e tensione
Oltre a questi sintomi devono essere presenti uno o più dei successivi sintomi:
• Diminuzione dell’interesse nelle attività abituali
• Difficoltà di concentrazione
• Variazione notevole dell’appetito
• Ipersonnia o insonnia
• Senso di perdita di controllo sulla propria vita
• Sintomi fisici (tensione al seno, dolore articolare e muscolare, aumento di peso)
Esistono fattori di rischio che possono rendere più probabile lo sviluppo di questo disturbo?
Sì, esistono alcuni fattori di rischio. In particolare:
• Stress
• Traumi relazionali
• Cambiamenti stagionali
• Familiarità
• Interruzione dell’assunzione di un anticoncezionale ormonale

 

 

Disturbo disforico premestruale e la sindrome premestruale sono la stessa cosa?

 

Questi due disturbi non coincidono, pur comparendo con la stessa cadenza e durata temporale. La sindrome premestruale determina infatti, un disagio meno marcato, caratterizzato principalmente da sintomi fisici e comportamentali.

Quali consigli per prevenire e attenuare il disturbo disforico premestruale?
Un consiglio utile è quello di mantenere un calendario dei sintomi che può aiutare le donne ad individuare i disturbi più fastidiosi e i tempi in cui si verificano. Queste informazioni possono essere d’aiuto ai medici e agli psicologi per diagnosticare il disturbo disforico premestruale e stabilire il trattamento più appropriato.
Una volta individuati i sintomi e valutata la gravità degli stessi anche attraverso la compromissione del funzionamento lavorativo e sociale, sarà possibile optare per una serie di trattamenti che andranno da presidi non farmacologici a trattamenti di tipo farmacologico a seconda della condizione clinica e della risposta agli stessi.
Vi sono poi delle buone abitudini che è sempre bene seguire:
• Seguire ritmi di vita regolare
• Mantere una buona igiene del sonno
• Seguire un’ alimentazione varia ed equilibrata
• Non fumare o bere alcolici
• Praticare regolarmente attività fisica moderata
• Rivolgersi ai professionisti della salute (ostetrica, ginecologa, psicologa)
• Condividere la propria esperienza con le strutture di riferimento

 

(fonte articolo Fondazione Onda)