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Cosa sono le aderenze quando parliamo di cicatrici post-cesareo? E perché fanno ancora male dopo anni?

D opo un parto cesareo, molte donne devono affrontare un problema di salute spesso trascurato: le aderenze post-operatorie. Queste non sono un fenomeno raro e possono manifestarsi in seguito a qualsiasi intervento chirurgico che coinvolga la cavità addominale.
Le aderenze sono essenzialmente tessuto cicatriziale che si sviluppa durante il processo di guarigione naturale. Quando si esegue un cesareo, il taglio può attraversare fino a sette strati di tessuto, dalla pelle alla parete uterina. Questo intervento, pur necessario, può portare a cicatrici che diventano zone in cui si sviluppa il tessuto fibroso, il quale può legarsi a organi vicini come intestino e visceri addominali.

 

Ci sono sette strati che vengono tipicamente tagliati durante un taglio cesareo:

1. Pelle: Questo è lo strato più esterno del corpo ed è costituito dall’epidermide (lo strato più superficiale) e dal derma (lo strato più profondo).
2. Grasso sottocutaneo: Questo strato si trova sotto la pelle ed è costituito da tessuto adiposo.
3. Fascia: Si tratta di un sottile strato di tessuto connettivo che ricopre i muscoli dell’addome.
4. Muscoli retti: Questi sono i due muscoli verticali che corrono lungo la parte anteriore dell’addome.
5. Linea alba: Si tratta di una sottile struttura fibrosa mediana che separa i muscoli retti.
6. Peritoneo: Si tratta di una sottile membrana che riveste la cavità addominale e ricopre gli organi interni.
7. Utero: Questo è l’organo muscolare dove si sviluppa il feto.

Il processo di formazione delle aderenze è fisiologico: durante la riparazione di una cicatrice, il corpo attiva un processo infiammatorio che stimola la produzione di collagene e la formazione di tessuto fibroso. Questo tessuto cicatriziale tende a essere più rigido e meno elastico dei tessuti originali, limitando così la mobilità degli organi. Non sorprende quindi che molte donne avvertano disturbi addominali, pelvici e lombari o dolore durante i rapporti sessuali, oltre a problemi di motilità intestinale come stitichezza e gonfiore.

 

Le aderenze possono provocare:

• Dolore cronico;
• Sensazioni di fastidio e limitazioni funzionali, come la scarsa mobilità intestinale, compromessa da contrazioni dolorose, stitichezza, gonfiore;
• Dolore addominale, pelvico, lombare. Mal di schiena o tensioni muscolari che risultano legate a tessuto cicatriziale addominale, che limita la mobilità interna degli organi;
• Dolore ai rapporti;
• Nei casi più complessi le aderenze possono inficiare anche la ricerca di una gravidanza se coinvolgono le tube di Falloppio, aumentare il rischio di infertilità o gravidanze ectopiche (impianti di embrioni fuori dall’utero).

 

Come si risolve?

 

Esistono approcci non invasivi, come massaggi specifici, ultrasuoni, onde d’urto, che contribuiscono a migliorare l’elasticità del tessuto cicatriziale, favorire lo scivolamento degli organi e ridurre dolore e rigidità.

 

A chi rivolgersi?

 

Operatori sanitari come ostetriche specializzate in cicatrici della nascita e fisioterapisti sono le figure preposte a trattare le cicatrici, in quanto riescono a percepire le aderenze attraverso la palpazione e a intervenire con tecniche utili ad aumentare l’elasticità dei tessuti facilitando movimenti più fluidi nell’attività quotidiane.
Nei casi più complessi, quando le aderenze coinvolgono intestino, utero o altre strutture vitali, può essere necessario un intervento chirurgico.

 

Prevenzione

 

Uno stile di vita sano gioca ovviamente un ruolo fondamentale. Una buona idratazione, alimentazione equilibrata, un peso corporeo controllato, aiutano a ridurre la pressione sui tessuti addominali, migliorando la mobilità degli organi.