E se il problema ginecologico che: << Signora è solo nella sua testa!>> fosse una disfunzione pelvica? Quali sono e come si riconoscono le problematiche al pavimento pelvico?
Questo accade – purtroppo ancora troppo frequentemente – per almeno due motivi: il primo è dovuto al fatto che in maniera sistemica, anche in ambito sanitario, il dolore femminile è sminuito. L’altro motivo è che di pavimento pelvico, anche in ambito ginecologico, se ne sa ancora poco.
Inoltre chi soffre di disfunzioni legate al pavimento pelvico non ne è consapevole: questo perché troppo frequentemente, come abbiamo già accennato, si pensa che il dolore, la tensione muscolare o al contrario l’eccessiva lassità di certi muscoli rappresentino una ‘normale’ manifestazione legata alla predisposizione fisica della donna, alla gravidanza o semplicemente alla menopausa e alla vecchia. Ma è davvero così? Facciamo un po’ di chiarezza!
Cos’è il pavimento pelvico?
Il pavimento pelvico è composto da un insieme di muscoli, legamenti e tessuti connettivi che formano il “fondo” della cavità pelvica. Si estende dalla parte anteriore dell’osso pubico fino alla base della colonna vertebrale, formando una sorta di “amaca” che sostiene organi vitali come:
- Vescica: Regola la capacità di trattenere l’urina.
- Utero (nelle donne): Sostiene l’utero, la vagina e le ovaie.
- Intestino: Aiuta nel controllo dei movimenti intestinali.
Cosa vuol dire avere una disfunzione del pavimento pelvico?
Le disfunzioni del pavimento pelvico riguardano sia gli uomini (ne abbiamo parlato qui) che le donne, le quali ne sono maggiormente colpite per via delle variazioni ormonali che si verificano nel corso di tutta la vita, la fase post parto e la menopausa sono indubbiamente fasi che facilitano la comparsa di problematiche pelviche.
Inoltre tantissimi stereotipi influiscono anche sui ritardi diagnostici e di conseguenza di cura che inficiano il benessere delle sfera intima. Ne sono un esempio forme di incontinenza urinaria ‘lieve’ considerate erroneamente normali in gravidanza o nel post parto. Anche l’eccessiva secchezza vaginale in menopausa va presa in considerazione: potrebbe essere sintomo di una sindrome genito-urinaria associata spesso a disfunzioni del pavimento pelvico. Lo stesso vale per l’incontinenza e i prolassi che si presentano nelle giovani donne sportive o in donne (e uomini) che eseguono attività lavorative usuranti, e che sollevando pesi ed eseguendo attività ‘ad alto impatto’, ‘sfiancano’ progressivamente la muscolatura pelvica” (fonte Gruppo San Donato).
Quali sono i sintomi più comuni?
- cistiti post-coitali;
- infezioni urinarie o vaginali ricorrenti;
- stitichezza cronica;
- sensazione di un ‘peso’ avvertito nella zona uro-genitale”.
La presenza di dolore non deve mai essere considerata ‘normale’, quello pelvico può essere:
- presente spontaneamente e costantemente;
- provocato da particolari azioni e condizioni;
- localizzato alla pelvi femminile e maschile;
- correlato a momenti specifici, come in caso di dispareunia e dismenorrea (dolore durante le mestruazioni), e a condizioni patologiche come l’ipertono del pavimento pelvico.
Cosa vuol dire ipertono o ipotono del pavimento pelvico?
Le patologie che riguardano il pavimento pelvico possono essere caratterizzate per lo più da 2 condizioni:
- l’ipertono muscolare o iperattività;
- l’ipotono o debolezza muscolare pelvica.
“Ipertono o iperattività pelvica è quella condizione caratterizzata da una muscolatura quasi costantemente rigida e contratta. Tipicamente è presente, ad esempio, in chi soffre di dolore pelvico, come in caso di:
- vulvodinia;
- vaginismo;
- dolore durante i rapporti;
- cistiti ricorrenti;
- endometriosi;
- lichen;
mestruazioni dolorose;
L’ipotono, al contrario, corrisponde a una perdita del tono muscolare, che, se presente, può determinare la comparsa di:
- prolassi pelvici;
- incontinenza urinaria, di gas o fecale;
- sensazione di pesantezza pelvica.
Tipicamente è presente, ad esempio, nel post parto e in alcune fasi della vita come la menopausa (ma non solo)”. Spesso queste disfunzioni vengono per molto tempo taciute da chi ne soffre per vergogna, portando ad un inevitabile aggravamento dei sintomi, fino a subire un sostanziale peggioramento della qualità di vita.
Come si risolvono queste problematiche?
Escluse le patologie organiche che necessitano un trattamento chirurgico, la riabilitazione del pavimento pelvico è la terapia migliore per consentire alla paziente di recuperare il suo benessere e migliorare la sua qualità di vita. Un ciclo di trattamento riabilitativo consta di 5-10 o più sedute della durata di circa 30 – 45 minuti, in relazione al problema da trattare ed alla risposta della paziente.
Le tecniche si suddividono in: biofeedback, chinesiterapia pelvi-perineale, elettrostimolazione funzionale, stimolazione del Nervo Tibiale Posteriore (SANS: Stoller Afferent Nerve Stimulation); neuromodulazione Sacrale (SNM); radiofrequenza.
Nel caso si pensi di avere una problematica relativa al pavimento pelvico, sarebbe opportuno non temporeggiare, ma recarsi tempestivamente da un’ostetrica specializzata.
